vendredi 3 mars 2017

Lettre autographe d'Armand d'Artois (1847-1912) à Octave Uzanne. "Votre Calendrier [de Vénus]. Quelle exquise pornographie !" (1880).


Photographie Librairie Trois Plumes


Armand d’Artois (1847-1912), écrivain. L.A.S., Paris, 24 mars 1880, 2 pages in-8.

Longue lettre à Octave Uzanne :

 « Mon bon Uzanne,

Je n’ai pas pontifié ce mois-ci, faute de bouquins. Je vais, en revanche, vous en envoyer gros cette fois : Daniel Rochat[1], Attila[2], Daudet[3] &c…

J’attends toujours que vous vous invitiez à diner chez moi.

J’ai lu votre Calendrier[4]. Quelle exquise pornographie ! J’éclaterai dans la Vie Moderne à ce sujet, après un grand article spécialement consacré à Silvestre[5], qui est un collabo du journal & un ami !.. Vous ne passez après que parce que collabo, soit dit entre parenthèse.

A bientôt. Je compte sur vous la semaine prochaine.

Poignée de main.

A d’Artois.

P.S. Que de fautes dans mon dernier article. Qu’on le décave pour qu’on le décore ! Va… Ai-je souffert ?... Bah ! c’est si peu lu… je parle de ma copie !...

Repoignée de main.

A.

P.S. Vous devriez bien dire à Lévy[6] de m’envoyer ses publications théâtrales. Il ne m’envoie rien ce fils d’Abraham !

A. ».

Magnifique lettre.

Cette lettre est actuellement en vente (3 mars 2017) à la Librairie Trois Plumes - Benoît Galland. Vous pouvez la retrouver sur le site Livre Rare Book.

Notice et commentaires. Librairie Trois Plumes. Publié avec l'autorisation de la Librairie Trois Plumes.

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[1] Daniel Rochat est une comédie de Victorien Sardou, jouée à la Comédie-Française à partir du 16 février 1880 avec Julia Bartet dans le rôle principal. Elle connut alors un grand succès. La comédie sera publiée en 1881.

[2] Les noces d’Attila est un drame d’Henri de Bornier, joué au théâtre de l’Odéon la veille seulement, le 23 mars 1880. Louis-François Dumaine tenait le rôle principal.

[3] Le Nabab d’Alphonse Daudet est alors joué au Théâtre du Vaudeville depuis le 30 janvier 1880.

[4] Il s’agit du Calendrier de Vénus qui vient juste d’être publié.

[5] Il s’agit d’Armand Silvestre. Peut-être un article suite à ses deux pièces jouées fin 1879 ?

[6] L’éditeur Michel Lévy.


Photographie Librairie Trois Plumes

mardi 21 février 2017

Un exemplaire remarquable de l'Eventail d'Octave Uzanne relié maroquin doublé etc. Reliure signée Matthews.


Photo  Nudelman Rare Books (Seattle, WA, Etats-Unis)



Description du libraire : L’Éventail. A. Quantin, Paris, 1882. First edition. Quarto. Sumptuously bound by MATTHEWS in full crushed light brown morocco with blind-stamped rules, raised bands, bound to a Jansenist style, with enormously lavish and stunning wide gilt decorated dentelles tooled with fillets, scrolling foliage, fan tools, all around a central doublure inset light gray silk pastedown, the front with red and black printed design incorporating the author and illustrator's name and title in illustration (i.e. on silk), and the rear with related design without lettering. The two free endpapers are formed from the original illustrated endpapers. The text volume, numbered 46, is ONE OF 100 COPIES, printed on "papier du Japon," the suite of proofs are also printed o A. Quantin, Paris, 1882. First edition. Quarto.n Japan paper. This is Uzannne's best-known work and a classic example of a sumptuously illustrated work published in a small edition, where the author worked in close collaboration with the illustrator. Proofs before text of the tinted illustrations, all by Paul Avril. Title printed in red and black with a vignetter in blue, half-title is signed by Paul Avril. A wonderful binding, with the Jansenist concept of plain outside and burst of decoration on the inside. Housed in contemporary marbled-covered slipcase. Binding and book are fine with with slight wearing on outer joint of front cover (not weakening). A lasting rarity thus.

Prix Abebooks : environ 4.100 euros / en vente chez Nudelman Rare Books (Seattle, WA, Etats-Unis)

vendredi 17 février 2017

L’eterno Femminino Nell’immaginario Grafico Del Simbolismo e Dell’art Nouveau Da Domenica 26 Marzo a Domenica 28 Maggio 2017 - Sesto Fiorentino (FI). Octave Uzanne et la femme par Bertrand Hugonnard-Roche.

La Vergine E La Femme Fatale
L’eterno Femminino Nell’immaginario Grafico Del Simbolismo e Dell’art Nouveau
Da Domenica 26 Marzo a Domenica 28 Maggio 2017 -
Sesto Fiorentino (FI)
Dopo il successo di pubblico e di critica riscontrato dalla mostra su Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea, questa nuova esposizione – che rientra nel progetto AltoBasso 2017 curato da Comune di Sesto Fiorentino e Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata –, è una nuova indagine nella cultura figurativa europea tra ’800 e ’900 che intende rivisitare l’immaginario legato all’eterno femminino attraverso circa 300 opere grafiche tra incisioni e illustrazioni di libri e riviste di una stagione ineguagliata, che ancora una volta ci rivela lo straordinario livello di fantasia e creatività che la percorse.
L'evento si terrà dal 26 marzo al 28 maggio 2017 nelle location legate ad AltoBasso, cioè La Soffitta Spazio delle Arti di Colonnata e il centro espositivo “Antonio Berti” di via Bernini.
Nelle opere di questa suggestiva rassegna si manifesta l’idolatria esasperata di un’epoca per un universo femminile dalle mille sfaccettature e contraddizioni, alle soglie di un progresso e di un’emancipazione dei costumi ormai sentiti in tutta la loro impellente necessità. Ne emerge un caleidoscopio che si delinea soprattutto nella fantasia maschile, modellando l’immagine della donna nuova su basi che da un lato ne rivendicano la libertà assoluta e l’estremo predominio, dall’altro la inchiodano a ruoli e ad archetipi rigidi e contrapposti mitizzandone ed estremizzandone l’immagine su un piano simbolico oltre i confini del reale: donna mercificata e sublimata, riprodotta in immagini simulacro di godimento estetico e sensuale, amplificata e proiettata dalla letteratura alle arti maggiori e minori.
Il nuovo gusto introdotto dal simbolismo e dall’Art Nouveau si appoggia sui preraffaelliti inglesi, sul panteismo e neo-paganesimo germanici e sulla letteratura tardo-romantica francese di filiazione baudelairiana: in esso convergono quindi nobiltà e miseria, spleen e ideale, erotismo e tragedia.
La cultura estetica di fine secolo enfatizza il mito delle femme fatale alla quale si contrappone la figura asessuata della vergine casta, la musa santa che diviene proiezione mistica ed epitome dell'arte ideale particolarmente cara a Joséphin Péladan e agli artisti affiliati all’estetica rosacrociana.
Un lontano passato di memorie è fatto rivivere sotto le spoglie di figure muliebri – angelicate, peccatrici o funeste – della mitologia, dell’antichità, dei testi sacri e della letteratura: Beatrice, la Vergine Maria, Giovanna d’Arco, Saffo, Pandora, la meretrice di Babilonia, Cleopatra, Semiramide, Medea, Salammbô, Maria di Magdala, Erodiade e prima su tutte Salomè, una delle incarnazioni più radicali della donna fatale romantica, il mito di un eros ambiguo e perverso, quintessenza degli umori decadenti fin-de-siècle, l’enfant fatale, la danzante vergine crudele magnificata dalla fantasia di Gustave Moreau nel dipinto così splendidamente descritto da Huysmans in À rebours e dal genio di Aubrey Beardsley, prescelto da Oscar Wilde per illustrare il suo dramma.
Una selezione di opere significative documenta la figura eminente e trasgressiva di Félicien Rops, illustratore dei maggiori protagonisti della letteratura decadente francese, da Barbey d’Aurevilly a Péladan, da Mallarmé a Verlaine: un artista folgorante anche per Baudelaire che già nel 1866 volle un suo frontespizio per illustrare Les epaves, libro pubblicato in Belgio con le liriche censurate in Francia nella prima edizione di Les fleurs du mal.
Un’altra nutrita sezione è dedicata al parigino, figlio di padre olandese e madre belga, Georges De Feure – raffinatissimo esponente dell’Art Nouveau francese e per la prima volta esposto in Italia –, che traghetta Baudelaire e Rops nel decorativismo raffinato della linea fluente di fine secolo, passando dalle femmes damnées alle femmine-fiore, fino alla sofisticata e algida donna elegante. Moltissimi sono gli artisti francesi in mostra, dai più famosi come Alfons Mucha – glorificatore della femme fatale per eccellenza vivente sulla scena e icona incontrastata dei pittori e disegnatori del tempo, Sarah Bernhardt – Eugène Grasset e Paul Berthon, a nomi poco noti al pubblico italiano e per questo interessanti scoperte come Jeanne Jacquemin, Valère Bernard, Marcel Lenoir o Maurice Dumont. Presenti, in continuità con la mostra precedente, significativi protagonisti dell’area simbolista tedesca come Max Klinger, Otto Greiner o Franz von Stuck. Ma non mancano al panorama esaustivo internazionale artisti inglesi (da Beardsley agli ex libris preraffaelliti), boemi (Josef Vachal, František Kobliha, Max Švabinský) scandinavi (Tyra Kleen, Olaf Lange), belgi (Fernand Khnopff, Armand Rassenfosse, Emile Berchmans), austriaci (Franz von Bayros), olandesi (Jan Toorop) e italiani (da Giulio Aristide Sartorio a Raoul Dal Molin Ferenzona) ad evidenziare la diffusione ampia e trasversale di uno dei miti più affascinanti dell’epoca, paragonabile quasi a una specie di magnifica ossessione artistica collettiva.
Le opere in mostra provengono in massima parte dalla collezione privata di Emanuele Bardazzi. Sua è anche la curatela scientifica con la collaborazione di Giulia Ballerini e M. Donata Spadolini. Nel catalogo, che avrà un'introduzione del sindaco di Sesto Fiorentino, oltre ai loro testi dedicati rispettivamente al contesto letterario e artistico decadente francese, a quello dannunziano e alle biografie degli autori in mostra, saranno presenti anche un saggio su Georges De Feure di Ian Millman, massimo esperto dell’artista e autore della principale monografia nonché curatore di importanti esposizioni internazionali su di lui, uno su Octave Uzanne e la femme dello studioso e bibliofilo parigino Bertrand Hugonnard-Roche, anteprima di un suo imminente libro dedicato al tema, e uno sulla figura di Salomè indagata nella letteratura e nelle arti figurative da Annalisa Proietti Cignitti, amministratrice e autrice del blog Rocaille. La parte tecnica e logistica è curata da Francesco Mariani, responsabile del Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti e presidente del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata.
L’evento sarà corredato da un catalogo edito da Polistampa Edizioni – Firenze.

jeudi 16 février 2017

Octave Uzanne caricaturé par son ami Albert Robida (La Caricature, 30 janvier 1886).

Octave Uzanne caricaturé par son ami Albert Robida.

Le Blog Albert Robida vient de publier un article à propos de la redécouverte d'une caricature d'Octave Uzanne par son ami Albert Robida, publiée dans La Caricature n°318 - 30 Janvier 1886. p. 34. Voici le compte rendu qu'Albert Robida fait de La Française du siècle :

"Jadis d’un bout de siècle à l’autre, la femme était à peu près la même ; nous vivons plus vite maintenant et l’espèce toujours charmante se subdivise tous les vingt ans en variétés nouvelles. Octave Uzanne, après l’Eventail, après l’Ombrelle, étudie cette autre fragilité, la Française du Siècle, et d’un fin pastel dessine l’une après l’autre ses variétés et transformations si nombreuses. C’est la Grande Revue Galante, voici les citoyennes merveilleuses du Directoire, les belles du premier Empire, adorées par les superbes officiers, les femmes tendres en manches à gigot de la Restauration, les beautés romantiques, les lionnes, les cocodettes, les gommeuses, etc. Il n’est pas jusqu’à celles de 1889 qui ne se trouvent dessinées et croquées pour le dessert."

Voici l'article original publié le 16 février 2017 sur le Blog Albert Robida ICI.

Bertrand Hugonnard-Roche

Carte de déménagement vers le Quai Voltaire (décembre 1886). Gravure à l'eau-forte probablement par Manesse. Épreuve sur papier du Japon.


Eau-forte non signée probablement exécutée par Manesse
pour Octave Uzanne.
Déménagement vers le 17 Quai Voltaire en décembre 1886


Le 23 décembre 2014 nous publiions un petit article concernant le déménagement d'Octave Uzanne depuis le 72bis Rue Bonaparte vers le 17 Quai Voltaire, à Paris. Nous avions établi la date du déménagement aux premiers jours de décembre 1886.
La carte illustrée que nous montrions alors ne nous était connue que d'après une copie imparfaite reproduite d'après un imprimé. Un peu plus de deux années plus tard, nous avons enfin réussi à mettre la main sur un original de cette carte. Elle mesure 10,5 x 7,9 cm (gravure) et est tirée sur un beau papier Japon de 14,2 x 10,5 cm. Elle n'est pas signée mais nous pensons pouvoir dire qu'elle doit être l'oeuvre du graveur Manesse, alors très en relation avec Octave Uzanne pour d'autres travaux. L'exemplaire que nous avons en mains a la particularité d'avoir la date 1894 ajoutée sur le coin replié de l'enveloppe gravée. Cette mention est très certainement de la main d'Octave Uzanne. En 1894 cela fait cependant déjà plus de 7 ans qu'il vit dans ce logis.

Bertrand Hugonnard-Roche

vendredi 27 janvier 2017

La propriété Uzanne à La Villotte (Villefargeau / Chevannes - Auxerre, Yonne) a les pieds dans l'eau (5 novembre 1896).


Que faisiez-vous début novembre 1896 ? Si vous n'étiez pas dans le département de l'Yonne ; plus précisément à quelques kilomètres d'Auxerre, sur la commune de Chevannes, très exactement au hameau de La Villotte (aujourd'hui commune de Villefargeau), vous ne pouvez pas savoir que vous auriez eu les pieds dans l'eau ! et sans doute bien pire encore. Voici ce qu'on pouvait lire dans la presse nationale (La Croix mais aussi La Lanterne) du jeudi 5 novembre 1896 :

"Dans l'Yonne. - On écrit de la Villotte, commune de Chevannes, à la Consitution d'Auxerre, que le rû de Baulches est tellement gonflé qu'une crue d'un mètre au-dessus du niveau de la berge s'est produite, inondant tout le village. Les habitants, affolés, ont été obligés d'abandonner leurs habitations pour chercher un asile chez leurs voisins. Des bestiaux sont noyés. Dans les maisons il y a une hauteur d'eau, variant entre 0m,30 et 0m,60, submergeant les meubles et les lits. De mémoire d'homme, on ne se rappelle pas avoir vu tant d'eau. Le lit du rû de Baulches était déplacé de 150 mètres de chaque côté."

Cet automne là de nombreux cours d'eau débordèrent de leur lit, dans plusieurs régions (le Rhône et la Saône notamment d'après la presse de l'époque).

En quoi cette brève météorologique intéresse la biographie d'Octave Uzanne ? Tout simplement par le fait que le ru de Baulches est en temps normal un petit ruisseau qui coule à quelques mètres de la propriété des Uzanne à La Villotte. Nous avons déjà longuement traité de cette propriété aujourd'hui située sur la commune de Villefargeau (alors sur la commune de Chevannes). Le château de La Villotte ou plutôt la propriété de La Villotte longe sur plus de cent mètres le ru de Baulche. Seul un pré sépare l'habitation du ruisseau (sur son flanc droit quand on va sur le centre du village de Villefargeau). Quelques dizaines de mètres tout au plus et un dénivelé très faible. On peut donc dire sans se tromper que lors de cette crue de plus d'un mètre du ru de Baulche la propriété des Uzanne eut au minimum les pieds dans l'eau. Il faut également savoir que la route qui passe devant la propriété aujourd'hui n'existait pas ou n'était pas ou peu carrossable avant 1891. La route était donc toute récente. Le petit pont qui permet de venir à la propriété Uzanne depuis La Villotte ou Chevannes devait évidemment être submergé. Nous avons retrouvé dans les archives municipales de Villefargeau quelques mentions qui établissent que Joseph Uzanne protestait souvent à l'encontre de la municipalité et des propriétaires des parcelles qui longent le ru de Baulche afin que les bords de ce ru soient nettoyés pour éviter les crues (accentuées lorsque le bois mort s'accumule et que les arbres ne sont pas entretenus).

Voilà qui nous donne une idée de l'état d'esprit des frères Uzanne en ce début novembre 1896 : sans doute très préoccupés par cette indondation provinciale tandis qu'ils menaient leur vie parisienne. Madame Veuve Uzanne était-elle à La Villotte ? Etait-elle à Paris ? Nous ne savons pas.

Voici en quelques photos Google Map la propriété Uzanne ainsi que ses abords "inondables".


Photos Google Map (captures d'écran)


Bertrand Hugonnard-Roche

mercredi 25 janvier 2017

Portrait d'Octave Uzanne vers 1920-1925 (70 ans environ) publié dans l'Almanach illustré du Soir pour l'année 1933.


Portrait d'Octave Uzanne
publié dans l'Almanach illustré du Soir pour l'année 1933


C'est un grand plaisir que de recevoir de la part d'un confrère wallon (*) ce joli portrait d'Octave Uzanne que je ne connaissais pas. Publié dans l'Almanach illustré du Soir pour l'année 1933 (en vente à l'Agence Rossel et chez tous les libraires - Almanach du journal quotidien belge) à la page 201, il est accompagné de cette courte nécrologie :

Uzanne est mort à Saint-Cloud le 31 octobre [1931] Il était né à Auxerre le 14 septembre 1851. Un prince de la chronique a disparu avec lui. Remy de Gourmont a écrit à son propos : "On pense à Sébastien Mercier et à Restif de la Bretonne et on n'a pas tort. C'est entre ces deux grands observateurs des mœurs françaises et du cœur humain que se place naturellement Octave Uzanne." Il eut deux amours dans sa vie : le livre et la femme. En 1880, il fonda Le Livre, revue du monde littéraire ; il publia Nos Amis les livres, La Reliure moderne artistique et fantaisiste, Causeries sur l'art du livre, Contes pour les bibliophiles, L'Art dans la décoration extérieure des livres de ce temps, Dictionnaire bibliophilosophique. Il créa la Société des Bibliophiles indépendants. A la femme, il consacra des monographies dans lesquelles l'eau-forte et la lithographie illustraient une prose pittoresque. Il intitula ces pages souvent exquises Son Altesse la femme, L’Éventail, L'Ombrelle, Le Manchon. Enfin, il faut encore citer de lui Les Poètes de ruelles au XVIIe siècle, Les Petits Conteurs du XVIIIe siècle, Documents sur les mœurs du XVIIIe siècle. (article non signé).

Le portrait est un dessin photogravé, sans doute tiré d'une photographie, que nous ne connaissons pas encore et qui reste à découvrir. Le port du chapeau chic typique des années 1920-1925, la barbiche à la Lénine déjà blanchie par l'âge, des cheveux bouclés qui restent bruns, la mine souriante, le regard pratiquement de face (ce qui est rare), voici comment il nous est présenté ici. Une pleine barbe en collier nous ramènerait à son visage des années d'avant 1900. Les modes changent ... Octave Uzanne suit la mode qu'il a tant de fois décrite et étudiée.

Bertrand Hugonnard-Roche


(*) Bernard Waterlot de la librairie ancienne L'oiseau-Lire à Mons (Belgique). http://www.loiseaulire.com/

vendredi 13 janvier 2017

Octave Uzanne et les publications de luxe modernes (10 juillet 1885, Le Livre) "Mon Dieu protégez-nous, car il pleut des volumes !"


LES PUBLICATIONS DE LUXE MODERNES (*)

La multiplicité des livres et la Babel des styles. L'édition nationale de Victor Hugo. La récapitulation littéraire du siècle. Les bibliothèques modernes de luxe. M. A. Quantin et ses Chefs-d'œuvre contemporains. Monsieur de Camors et le Père Goriot. La Librairie des Bibliophiles et ses publications récentes. Une Page d'amour et Servitude et Grandeur militaires. Une publication des Amis des livres, chez  M. Conquet. Le Violon de faïence, de Champfleury, et Froment jeune, de Daudet. L'illustrateur Bayard.


   
      Mon Dieu protégez-nous, car il pleut des volumes ! Ils arrivent en masses serrées, issant de toutes parts, oeilladant à la vitrine des libraires, quêtant un regard, un sourire satisfait ; nous suivant au logis, encombrant nos tables, nos sièges, nos étagères, parés à qui mieux mieux des attraits de la nouveauté, de la fraîcheur de l'inédit, du fard artistique de la réimpression et des grâces du renouveau. On croirait que les mots de l'Ecclésiaste ont été écrits d'aujourd'hui, tant ils apparaissent lumineusement prophétiques faciendi plures libfos nullus est finis, frequens que meditatio carnis afflictio est.
      Jamais on n'a confié aux presses plus d'essence d'humanité et moins d'esprit littéraire ; jamais on n'a improvisé avec plus d'insouciance ce qu'on nommait jadis respectueusement un volume. Les moindres grimauds entrent dans la danse des caractères typographiques. Les gens du sire quart de monde se mêlent de trousser un ouvrage ; de tous côtés on recueille les plus minces déjections pseudo-littéraires de certain journalisme sous le format de l'in-18 ou de l'in-8°; la librairie enfin est devenue une Babel des styles innomés où l'esprit public a peine à se reconnaître.
      Chaque semaine voit paraître plus de cent romans qui se dispersent Dieu sait où ; les éditeurs même se multiplient, avides de prose hâtive à distribuer sous couverture engageante. Il ne s'agit plus de belles-lettres, il s'agit de métier, et, dans le monde des écrivains, on argumente de préférence sur le taux proportionnel des éditions et sur le revenu à tirer de tel genre spécial opposé à tel autre.
      La critique ne saurait exister dans cette foire aux livres elle ne voit plus, elle n'entend plus son règne est passé ; l'écœurement lui monte aux lèvres, le flot débordant a violé son temple ; elle fait place aux hommes-sandwich, à la réclame grossière, aux boniments, elle ne peut que se réfugier dans la littérature rétrospective, elle abandonne, sans plus lutter, à la foule des-nouveaux venus, le grand et le petit trottoir.

*
* *

      L'heureux lecteur qui vit doucement dans sa bibliothèque, donnant aux livres qu'il aime un regard bienveillant, lisant et relisant ses pages favorites, accueillant de temps à autre, sur une bonne lettre de crédit ou une sérieuse présentation, quelque nouvel auteur dans sa thébaïde, ne saura jamais à quel degré la lassitude et le découragement peuvent envahir le journaliste bibliographe amoureux des lettres, forcé d'accueillir et de passer en revue tous les produits de la librairie française qui, sans répit, franchissent sa porte. On dirait d'une déroute : chefs, soldats et maraudeurs arrivent sans ordre. Les piètres fantassins du roman coudoient les archers d'Apollon ; les graves historiens se mêlent aux conteurs graveleux, les monographies d'art bousculent les mélanges littéraires ; il faut classer tout cela avec un soupir d'accablement, parcourir, parcourir sans cesse, ne jamais s'attarder, rester le Juif errant de la critique hâtive, tout en songeant au bonheur inapprécié de ceux qui peuvent encore flâner dans notre grand domaine littéraire, séjournant là où il leur convient, mettant de la rêverie entre les lignes des ouvrages qu'ils dégustent peu à peu, sans souci de l'heure brève. Incomparablement fortunés sont-ils, ces bibliophiles qui ont fait graver en lettres d'or sur leur ex libris le fallitur hora legendo.
      C'est pour avoir cédé à cette tant douce flânerie que me voici, pauvre victime du Livre et des livres, très en retard vis-à-vis de ceux qui daignent m'accorder audience et me pardonner d'être un irrégulier ; je parlerai donc aujourd'hui de quelques beaux et bons livres, honnêtement imprimés sur solides papiers, à la forme enrichis d'eaux-fortes et de vignettes, munis de tous les sacrements de la Bibliophilie.
      L'Édition nationale complète des œuvres de Victor Hugo, publiée par MM. Richard et J. Lemonnier et annoncée à grand fracas depuis de longs mois, a épuisé les boniments ordinaires et extraordinaires du journalisme ; toutes les plumes complaisantes et toutes les plumes à vendre ont versé l'encre polychrome des éloges sur ce monument élevé à l'homme du siècle. Nous avons voulu, avant de parler de cette publication si hautement vantée, attendre que plusieurs livraisons aient vu le jour et juger de l'élégance et des formes de cet « Édifice national qui sera composé de plus de 40 volumes in-4° carré, comprenant quatre portraits à l'eau-forte et au .burin, 250 grandes eaux- fortes hors texte et 2,500 vignettes en taille-douce imprimées à mi-page dans le texte, puis enfin, de très nombreux ornements typographiques spécialement gravés pour ce Panthéon artistique.
      Huit livraisons sont déjà en vente ; après les avoir vues avec soin, je constate, non sans regret, qu'après tant de tam-tam et de grosse caisse, il me faut avouer que la publication se présente comme déplorablement manquée, tant au point de vue du bon goût et du sens artistique qu'à celui du papier et de l'ensemble. Une oeuvre qui coûtera plus de quatre mille francs aux souscripteurs sur Japon et environ trois cents écus aux modestes acheteurs sur vélin ordinaire, méritait plus d'originalité et plus de splendeur à coup sûr.
      Jusqu'ici l'illustration se traîne dans le poncif et la vulgarité les en-têtes de chapitre, bien que tirés en taille-douce, sont gris, sans valeur, d'une conception lourde et commune, d'une exécution absolument défectueuse. On jurerait de mauvais zincs, imprimés sans mise en train ; il n'y a là ni reliefs ni accents, rien qui dénote l'eau-forte ni le burin. Ce sont des cartouches d'art décoratif sortis des vieux cartons et qui n'expriment point le moderne dans sa force et sa réelle valeur. A cette œuvre dite nationale, il fallait des artistes nationaux, depuis Meissonier jusqu'à Detaille, depuis Baudry jusqu'à Chaplin : toute la palette française, comme on dit, toute la lyre, devait se trouver au rendez-vous des éditeurs ; il fallait ne point ménager l'or pour ne point épargner les talents; ce monument ne pouvait être rapetissé; il l'est, hélas ! dans le médiocre et dans le laid. La montagne vient d'accoucher d'une horrible souris grise.
      Les eaux-fortes hors texte, sans harmonie entre elles, dénotant un plan arrêté, ne sortent point des vignettes courantes ; quelques-unes même ont choquantes de dessin et d'inhabileté de gravure. Encore, les éditeurs n'ont-ils abordé jusqu'ici que les Odes et Ballades et les Orientales, œuvres de rêve et de quintessence poétique, merveilleux canevas d'illustration fait pour tenter le génie. Lorsque viendront drames et romans, Cromwell, l'Homme qui rit et les Travailleurs de la mer, William Shakespeare et le Rhin, il est permis de se demander avec inquiétude ce qu'ils pourront mettre en lumière et si la lassitude n'aura pas peu à peu invinciblement saisi les souscripteurs d'ici là. Je n'apporte ici aucune animosité vis-à-vis des entrepreneurs de cette publication considérable ; je ne puis que peindre en franchise l'expression de ma désillusion, partagée par la majorité des bibliophiles parisiens, et, lorsque je lis, en tête du prospectus, l'espérance manifestée par les éditeurs de présenter aux grandes assises de l'Exposition universelle de 1889 un incomparable monument du génie artistique et industriel français au XIXe siècle, je demeure sceptique et pense, en conscience, que mon pays peut produire de meilleures choses avec moins de vanité d'appel à la badauderie et sous un plus petit format.

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      Nous voici parvenus sur la fin du siècle, aussi l'on sent déjà le besoin de la récapitulation un tri se fait dans l'esprit public pour toutes les gloires littéraires des deux dernières générations, et depuis plus d'un an la librairie de luxe en fournit un signe certain, en donnant aux principaux auteurs du temps la consécration de somptueuses éditions plus ou moins définitives, soigneusement illustrées et d'un prix relativement élevé. - MM. Quantin, Jouaust et Conquet ont mis en coupe réglée la littérature du XIXe siècle, à cette différence que le premier a su fonder, par droit de traités habilement acquis, une véritable bibliothèque française des chefs-d'œuvre du siècle, où tous les grands écrivains, du romantisme à nos jours, se trouvent représentés. Cette remarquable collection romancière inaugurée par Madame Bovary, dont nous avons parlé au début de cette année, compte aujourd'hui deux œuvres nouvelles, Monsieur de Camors, d'Octave Feuillet, et l'impérissable chef-d'œuvre de Balzac, le Père Goriot.
      La Bibliothèque de luxe de M. Quantin contiendra, en cinquante volumes, l'élite des romans du temps : Balzac, de Vigny, Mérimée, Alexandre Dumas père et fils, Charles de Bernard, Théophile Gautier, Flaubert, Feydeau, de Goncourt, Victor Hugo, Alphonse Karr, Murger, Nodier, Alfred de Musset, George Sand, Souvestre, Méry, Clarétie, Daudet, Zola y paraîtront tour à tour ; puis, si le succès encourage cette entreprise considérable, Lamartine, Stendhal, les grands et moyens oubliés seront admis dans cette collection, qui ne saurait guère être terminée qu'à l'aurore du XXe siècle, alors que l'on résumera d'un coup d’œil admiratif les gloires incomparables en tous genres qu'a produites le XIXe.
      Le format adopté par M. Quantin est un bel- in-8° carré, de papier vélin blanc, spécialement fabriqué par les usines françaises du Marais, d'un joli grain, bien encollé, fait pour défier le temps. Le caractère d'impression est du plus pur Didot, d'un bel œil, qui ne fatigue point la vue ; l'illustration ne comprend pas moins de dix ou douze eaux-fortes par volume, et le prix général est de 25 francs l'exemplaire. C'est là réellement une innovation dans la librairie de luxe, aussi tous ceux qui peuvent calculer le prix de revient de ces sortes d'ouvrages demeureront étonnés d'un prix relativement si minime, qui mériterait de faire sensation dans le monde de l'impression.
      Pour les bibliophiles di primo cartello, il a été tiré, à cent exemplaires numérotés, une édition spéciale, réimposée sur grand papier jésus du Japon, avec une double suite d'épreuves avant et avec lettre, au prix de 100 francs. Ce sont là des livres de toute beauté, qui peuvent, si on le désire, accueillir dans la splendeur de leurs marges tous les dessins originaux que certains amateurs du jour ont la fantaisie de demander parfois à des artistes en renom.
      Examinons Monsieur de Camors, le maître roman d'Octave Feuillet, illustré ici pour la première fois. Onze scènes principales de l'ouvrage ont été interprétées par M. S. Rezchan, avec talent et un réel sentiment dramatique. Cinq figurent dans la première partie du livre, six dans la seconde. L'artiste a mis dans ses compositions, sans rien emprunter aux disgracieux costumes du second Empire, ce je ne sais quoi de spécial qui entre dans l'atmosphère d'une époque et forme comme la couleur locale d'un règne; ses personnages ont un type bien accusé, qui ne se dément pas dans la série des divers dessins ; c'est ainsi que Monsieur de Camors évoque l'image d'un duc de Morny jeune, auquel l'auteur aurait songé, si l'on en croit certaines indiscrétions mondaines. Les gravures de Mme Rouveyre et de MM. Daumont et Duvivier ne sont peut-être pas aussi égales qu'on le voudrait, mais elles donnent l'expression exacte des compositions et sont redevables au burin et à la pointe sèche de leur allure calme et un peu froide.
      Le seul petit reproche que je ferai à l'éditeur, c'est de s'être montré, de parti pris, un peu trop sévère pour l'ornementation typographique de son texte ; Monsieur de Camors se divise en deux parties et en treize chapitres ; j'aurais aimé à voir, en tête et à la fin de chacun d'eux, des fleurons et des culs-de-lampe finement gravés sur bois, dans le genre des livres de 1845-1850 ; je sais bien que ce sont là des frais importants, et que, d'autre part, beaucoup d'amis des livres, et des plus judicieux, apprécient comme une suprême correction la sobriété qu'a laissé voir ici M. Quantin ; mais je n'en persiste pas moins dans ma manière de sentir un beau volume ; je le veux vivant et gai, relevé de vignettes le plus possible, considérablement fourni d'arabesques. Il y a en moi un ennemi irréconciliable des grands blancs, où l'œil's'abîme comme en un désert ; je réclame une caravane typographiée, si minime ou lointaine soit-elle. Il manque une oasis dans l'aridité polaire de la page.

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Le Père Goriot, le dernier ouvrage paru de cette collection de chefs-d'œuvre, ne réclame rien de ce genre ; le texte se suit d'un bout à l'autre sans arrêt, et il faut tout le génie de Balzac pour que le lecteur, enlevé par la magie de l'écrivain, ne songe point à s'en apercevoir. M. Quantin a fait de ce livre un ouvrage impeccable ; je suis ̃ravi de le constater, et je voudrais que tous les bibliophiles de France et de l'étranger fissent à cette édition le succès qu'elle mérite. On sait toute la discrétion apportée dans cette revue, lorsqu'il s'est agi de faire l'éloge des ouvrages publiés par notre éditeur ; cette discrétion a été poussée parfois jusqu'au mutisme, ou tout au moins jusqu'à l'annonce banale et sans commentaires ; je ne serai donc assurément pas susceptible de montrer ici plus d'amitié que de sincérité en parlant de la perfection de cette édition du Père Goriot, et en particulier des compositions hors ligne d'un jeune artiste de grand avenir, M. A. Lynch.

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      Le Père Goriot ne compte que dix eaux-fortes gravées par Abot. d'après les tableaux de M. Lynch, car ce sont dix peintures très étudiées qui ont été confiées à la gravure, dix scènes posées, vues, senties qui restent en harmonie avec le roman « La table d'hôte de la Maman Vauquer » est particulièrement bien traitée ; chaque personnage y est à sa place, chaque physionomie cherchée et heureusement trouvée. Les types de Vautrin, ce géant shakespearien, de l'élégant Rastignac et du brave papa Goriot sont vivants sous le crayon de M. Lynch. La dernière composition, « la mort de Goriot », est saisissante dans sa grandiose simplicité. Le jeune peintre a restitué avec une exactitude extrême le caractère, l'architecture mobilière, les modes, l'esprit même de cette période de la Restauration, où Balzac s'est plu à mettre son drame en action. Rien ne choque l'œil, aucun détail n'est oublié on jurerait voir l'œuvre d'un contemporain grandement préoccupé de réalisme. M. Abot, dans la gravure de ces dix planches, a fait preuve d'une grande habileté ; il a rendu avec une belle conscience les ingénieuses compositions du jeune illustrateur ; peut-être demeure-t-il néanmoins un peu trop maître de lui dans le maniement de la pointe c'est un méticuleux qui a peur des audaces du burin et des morsures trop franches de l'eau-forte ; c'est pourquoi, de volonté, il reste dans les tonalités grises et les petites tailles léchées ; c'est presque un aciériste comme on les comprenait en 1850 ; mais ici cette correction de gravure n'est pas un défaut condamnable, elle entre en communion avec l'époque et la nature des sujets reproduits, et je ne pourrais que complimenter M. Abot du soin tout particulier qu'il a apporté dans l'interprétation de ces aimables chefs-d'œuvre de composition.
      Il faut souhaiter aussi que M. Quantin nous offre de nombreux ouvrages aussi parfaits que ce Père Goriot ; il a devant lui le champ littéraire le plus vaste et le plus pittoresque à exploiter. Avec Dumas, avec Flaubert, Mme Sand, Sandeau, Gautier, Souvestre et de Vigny, il possède en main les canevas les plus riches et les plus fantaisistes pour y broder de mirifiques illustrations ; mais je ne saurais trop lui conseiller de ne pas s'en tenir uniquement au procédé de l'eau-forte et des compositions hors texte je ne vois pas bien les Trois Mousquetaires, la Reine Margot ; Colomba, la Fée aux Miettes et Cinq-Mars imagés de planches sur cuivre ; il faut du nouveau aux amateurs de cette fin de siècle ; qu'on nous ramène un peu à ces bois splendides qui se mariaient si bien au texte dans les beaux livres de Curmer et de Bourdin, justement recherchés aujourd'hui, et lors même que les artistes graveurs en relief feraient défaut, il restera toujours les procédés de zincographie qui progressent chaque jour et dont on peut tirer des effets exquis, tant dans le noir que dans le repérage en couleur. Au reste, point ne m'est besoin de pousser notre éditeur ami dans la voie de l'actualité, du progrès et des routines brisées il est de ceux qui marchent de l'avant avec ardeur et il a fourni assez de preuves de sa prodigieuse activité et de son intelligence de créateur et d'innovateur, pour que les amoureux du livre soient assurés de toujours trouver son nom lorsqu'il y aura un beau volume franchement artistique et de forme nouvelle à admirer.



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      MM. Jouaust et Sigaux, eux aussi, ont voulu enrichir la Librairie des Bibliophiles d'une Bibliothèque artistique moderne, d'un format plus petit et d'un prix plus élevé. Déjà ils ont publié les Contes d'Alphonse Daudet, le Roi des montagnes d'Edmond About, le Capitaine Fracasse et Une page d'amour d'Émile Zola. Nous avons déjà parlé de ces diverses publications de grand luxe, qui ont un tirage sur vélin .de Hollande. à la forme, avec exemplaires sur papier de chine et. sur Whatman, et qui possèdent une édition de luxe sur grand papier à très petit nombre. Je m'étendrai cependant sur les deux derniers ouvrages parus Une page d'amour et Servitude et Grandeur militaires, d'Alfred de Vigny.
      La belle oeuvre psychologique de Zola est éditée en deux volumes in-8° écu (au prix de 45 francs), avec une préface de l'auteur, dix dessins d'Édouard Dantan et un portrait gravés par Duvivier. Le texte est d'une belle typographie, d'un tirage un peu gris et pas assez suivi de couleur, ce qui est le défaut général des livres de l'imprimerie Jouaust ; le caractère adopté, très sympathique à l'œil, fort et d'un type original est bien mis en pages et laisse une marge suffisante le papier est irréprochable l'aspect extérieur du volume est tout à fait séduisant. Si l'on pouvait autrefois élever quelques réserves au sujet des gravures faites pour les Contes de Daudet et le Capitaine Fracasse, il faut ici louer en toute sincérité la très intéressante suite d'illustrations que le peintre Dantan a mises au jour, après lecture d'Une page d'amour.
      Ce roman, simple jusqu'à la monotonie et d'une modernité si accusée, n'était point aisé à illustrer ; il avait contre lui le costume moderne et aussi le manque de pittoresque dans le décor et dans le dramatique. Or rien ne m'apparaît aussi difficile à rendre vivant, pour un dessinateur qui n'a pour moyen d'interprétation que le noir et le blanc. M. Dantan qui, avec M. Dagnau-Bouveret, est un des peintres qui sentent le mieux le côté intime des intérieurs modernes, a tiré d'Une page d'amour tout le parti qu'un Yan d'Argent eût pu tirer d'un roman de cape et d'épée. Ses dix compositions, alors même qu'inégales, ont une expression de vérité, une perfection de dessin qui séduisent toutes sont d'un art élevé. L'Enfant malade, qui ouvre la première partie du roman, la scène de l'Évanouissement dans l'église sont des tableaux de maître. Si d'autres dessins nous laissent plus froids, c'est que la gravure n'était pas de nature à en donner toute la saveur. Non pas que je veuille blâmer les eaux-fortes de M. Duvivier, qui sont fines, séduisantes et d'une exécution très finie, mais parce que je pense que dans un cadre aussi étroit que celui du livre, la gravure ne sera jamais d'une finesse assez enveloppante pour indiquer les demi-teintes qui viennent mourir dans les oppositions de lumière et d'ombre.

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Le dernier ouvrage publié par MM. Jouaust et Sigaux dans leur Bibliothèque moderne est la Servitude et Grandeur militaires, d'Alfred de Vigny, que, par un singulier hasard, la Société des Amis des Livres vient également d'éditer pour ses membres fondateurs et correspondants. Ces deux livres sont curieux à comparer. L'édition de la Librairie des Bibliophiles a pour illustrateur le peintre des chouans, Julien Le Blant ; celle des Amis des Livres, imprimée sous la direction artistique de M. Henry Houssaye, est entièrement vignettée par le peintre militaire Henri Dupray. L'ouvrage des Cinquante est de format grand in-8°, entièrement tiré sur Japon et superbement imprimé en caractères Didot par Lahure. C'est,à mon sentiment, la plus belle publication de la Société, celle qui exprime une note d'art franchement caractéristique et dont l'ensemble est le mieux réussi. Les quelques exemplaires mis en vente valent aujourd'hui 220 francs, et cet ouvrage atteindra un prix beaucoup plus élevé. L'illustration se compose de onze dessins que Dupray a habilement distribués en planches hors texte et en-têtes de chapitre, tous gravés par Mordant. Dupray, qui est un lettré et un fanatique des légendes impériales, a enlevé ses compositions comme Charlet l'eût seul pu faire, non pas avec une correction absolue si l'on veut, mais avec une conviction et une ardeur guerrière qui valent infiniment mieux. Les gravures de Mordant sont brillantes, très eau-fortées et sans excès de burin ou de pointe sèche. Ce livre se développe dans une splendeur de haut goût et fait grand honneur à son directeur Henry Houssaye. Je ne fais ici que le saluer en passant et j'y reviendrai peut-être par la suite.       L'édition de M. Jouaust, sans présenter l'ampleur magistrale qu'ont donnée à leur œuvre d'élection les Amis des Livres, offre un intérêt absolu. Le conte de Laurette est illustré de deux dessins, ainsi que la Veillée de Vincennes et la Canne de Jonc, soit six compositions d'une grande originalité et qui doivent à la gravure de M. Champollion un relief surprenant. M. Le Blant, dans cette oeuvre, a montré une grande simplicité ; il n'a point cherché le dramatique tapageur et il a su trouver des scènes émues, toutes contenues dans l'expression parfois admirable de ses personnages. Il a mis moins de passion que Dupray et aussi plus de sentiment poétique. Au demeurant, les deux illustrations sont dignes d'être réunies, et je sais quelques amis des livres qui joindront les deux suites dans leur exemplaire, sans oublier les deux portraits d'Alfred de Vigny, à ses débuts et sur la fin de sa vie, que M. Jouaust a eu l'heureuse inspiration de faire graver pour ses souscripteurs sur grand et petit papier.

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      Un troisième éditeur d’œuvres modernes en éditions luxueuses se présente, c'est M. Conquet, dont j'ai eu ici souvent l'occasion de constater le bon goût et l'intelligence artistique, lors de ses précédentes publications. Cet éditeur n'a point fondé, à proprement parler, de collection ou plutôt de « Bibliothèque moderne. » II se refuse à adopter un format uniforme, et ainsi il reste indépendant d'allures, sans gêner la constance de ses fidèles amateurs. Il pense, non sans raison, que chaque ouvrage appelle un genre d'illustrations à part, un type de caractères et par conséquent un format spécial, et ainsi va-t-il du petit au grand in-8°, de l'in-16 à l'in-18, sans souci des collectionneurs méthodiques. Ses derniers livres sont une édition du Violon de faïence, de Champfleury, avec 36 eaux-fortes de Jules Adeline, dans le format in-8° écu carré, d'un tirage à 5oo exemplaires numérotés (35 francs sur vélin du Marais), et le célèbre roman de Daudet : Fromont jeune et Risler aîné, illustré de douze grandes compositions hors texte d'Émile Bayard, gravées à l'eau-forte par F. Massard, publication en 2 volumes in-8° cavalier, tirés à 500, dont 350 exemplaires sur vélin à 50 francs.
      L'avantage de M. Conquet est de publier ses livres à un prix élevé, en limitant son tirage pour un très petit nombre de bibliophiles ; il peut ainsi, sans prétendre à de forts bénéfices, les épuiser rapidement, les suivre, les racheter au besoin, en un mot, veiller sur ses livres comme un libraire-amateur qui aime à ne pas abandonner ses enfants aux hasards de la foule.
      Le Violon de faïence, de Champfleury, parut primitivement dans la Presse en 1861 et y obtint un succès relatif ; il y a quelques années, Dentu en publia une édition illustrée de chromolithographies remarquables, qui fut vite enlevée par un public de délicats. La publication de M. Conquet vient donc bien à son heure et ne fait pas double emploi. Les eaux-fortes d'Adeline, dans le texte, sont d'une disposition et d'un effet très heureux et donnent à ce délicieux roman un cachet exquis et tout à fait nouveau. Ce sont des paysages, des natures mortes, des amoncellements de vieilles faïences de Rouen ou de Nevers, qui viennent sous l'inspiration de l'aquafortiste se contourner en débuts de pages ou former de charmants culs- de-lampe.
      Livre charmant d'esprit, de format, d'impression, qui mérite une place d'honneur dans les bibliothèques d'archéologues.

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Quant à Fromont jeune et Risler aîné, le roman de Daudet le plus lu et le moins contesté M. Conquet en a fait un bijou d'impression et d'élégance. Je voudrais également pouvoir m'extasier sur les eaux-fortes d'après les dessins de M. Bayard ; et je serai, cela est probable, taxé de barbare, après la déclaration que je vais faire. Elles séduiront, en effet, le plus grand nombre, mais j'avoue toute l'antipathie qu'elles m'inspirent ; M. Émile Bayard est le plus poncif, le plus banal illustrateur que je connaisse ; c'est un vignettiste mou, sans nerf et, ce qui est pire, sans défaut. C'est bien le dessinateur idéal de l'ancien Journal pour tous déjà il marque une époque et fait date ; son talent incolore a eu son heure et ne l'a jamais dépassée sur le cadran de la renommée ; c'est l'homme de la mine de plomb : un gris par excellence, mais qui ne grisera jamais les contemplateurs de ses plats crayonnages. Son dessin sent le renfermé, le vieillot, le suranné, les mauvais clichés des œuvres morales de M. de Ségur. J'avoue que cela m'exaspère et je le dis sans façon  ; c'est à tel point que le graveur, M. Massard, qui cependant ne manque point de talent, après s'être évertué à donner à ses cuivres des reliefs d'eau-forte, n'est arrivé à produire que des apparences de bois très chipotés, selon la formule Bayard et Cie. Cela nous rappelle un peu trop les honnêtes vignettes de la Bibliothèque rose et les fines images du Plus beau jour de la vie. C'est un peu jeune ... n'est-il pas vrai ?
      Avoir gâché ainsi les types de Delobelle, de la petite Désirée, du père Planus, c'est réellement dommage ! Je suis assuré qu'en son for intérieur, Daudet, qui n'est guère bibliophile cependant, mais qui est très artiste, sera de mon avis. M. Conquet s'est trompé dans le choix de son dessinateur il a frappé à la porte d'un illustrateur pour livraisons populaires, mais non point pour livres d'amateurs éclairés et difficiles. Heureusement qu'il prépare des Contes à Ninon qui lui permettront de prendre, avec M. Rudaux, une fameuse revanche !

OCTAVE UZANNE



(*) Cette chronique mordante a été publiée en tête de la Bibliographie Moderne de la revue Le Livre (livraison n°67 pour le 10 juillet 1885). Octave se pose en Directeur de la revue aussi bien qu'en chef de la critique artistique (plutôt que littéraire). Ses avis sont tranchés et il ne se montre pas tendre. L'illustrateur Emile Bayard en fait largement les frais. Cette chronique est très intéressante en cela qu'elle montre un Octave Uzanne débordé de travail (la critique des ouvrages qui paraissent chaque jour lui donne un travail qu'il ne parvient plus à absorber) qui cependant ne néglige pas ses obligations envers les artistes et les livres qu'on lui soumet. La revue Le Livre est au milieu du gué, lancée en 1880 elle s'éteindra en 1889, sans doute à cause d'un manque d'abonnés et sans doute également à cause d'un étiolement de l'enthousiasme de l'équipe de rédaction menée par un chef sans concession.
Bertrand Hugonnard-Roche


mercredi 11 janvier 2017

Jeudi 8 mars 1923 : Octave Uzanne chez Madame Aurel. Il parle du livre de Mme Paul de Lauribar : Le Code de l'éternelle Mineure.


Extrait de l'Intransigeant daté du lundi 5 mars 1923.


Mme Aurel (1869-1948), née Aurélie de Faucamberge, veuve du peintre Cyrille Besset, épouse du poète et traducteur Alfred Mortier, tenait salon au 20 rue du Printemps, dans le XVIIe arrondissement à Paris. Son salon vit défiler bien des gens des lettres, des arts et du monde, dont, Octave Uzanne comme le prouve cet entrefilet publié dans l'Intransigeant.

Octave Uzanne, alors âgé de 72 ans, a donc parlé pour un cercle restreint d'invités, du livre intitulé : Le Code de l'éternelle mineure (philosophie du droit féminin), précédé d'une étude sur la situation juridique et sociale de la femme à travers les âges. Ce livre avait paru chez Plon-Nourrit en 1922. Il s'agit d'un imposant volume de plus de 400 pages traitant de la condition juridique de la femme. Selon le catalogue de la Bnf, l'auteure était la veuve du député et économiste Armand Massip.

Nous ne saurons jamais ce qu'a pu dire Octave Uzanne à son auditoire choisi. Compte tenu des prises de position qu'il prit vingt ans plus tôt en faveur du divorce, de l'union libre et de la libération de la femme par la loi, on imagine néanmoins sans peine qu'il dut défendre avec forces les convictions féministes de ce livre écrit par une femme pour les femmes.

Octave Uzanne a-t-il fréquenté assidument le salon de Madame Aurel ? Mystère à cette heure.

Bertrand Hugonnard-Roche

samedi 7 janvier 2017

Lettre de l'éditeur H. Launette à Octave Uzanne (18 juillet 1888). "vos éloges sont précieux et vos critiques sont de celles dont on fait le plus grand cas." (H. Launette).


Lettre de l'éditeur H. Launette à Octave Uzanne(1) :

[Papier à en-tête de l'éditeur H. Launette et Cie, Librairie Artistique 197 Boulevard St-Germain, Paris]

Paris, le 18 juillet 1888. Cher Monsieur, Je reçois seulement aujourd'hui par l'Argus, le compte rendu que vous avez bien voulu faire à propos du Roman Comique et des Confessions. Je vous remercie très sincèrement de l'indulgence dont vous usez à mon égard, vos éloges sont précieux et vos critiques sont de celles dont on fait le plus grand cas. Aussi suis-je pleinement de votre avis, le grand in-8° Colombier est encombrant et par ce temps de production à outrance, il ne faut pas accaparer les rayons de la bibliothèque pour soi ; mais de plus ce format est incommode. Votre observation au sujet de Mordant est très fondée, hélas il a fait notre désespoir à Leloir et à moi, son livre chez Conquet nous avait donné plus de confiance, malheureusement nous avons reçu quelques plaintes des souscripteurs. En réalité il n'y a de très bien que les eaux-fortes de Baulard, le livre VIeme qui va paraître et qui formera le tome Ier contient une série ravissante de ce graveur plein de talent. Dans tous les cas Mordant ne recommencera pas un autre livre. Le voulez-vous me permettre de vous offrir un exemplaire Chine du Roman Comique, il tiendra moins de place et il n'en a été tiré que cinq (non mis dans le commerce). Pourrions nous à un titre quelconque faire échange de votre publication Le Livre. Je n'ai jamais occasion de la lire et je suis souvent en retard vis à vis de vous pour vous remercier. Veuillez agréer, cher Monsieur, avec tous mes remerciements, l'assurance de mes meilleurs sentiments.

Signé H. Launette.

Meilleurs sentiments ... il ne faudra cependant pas attendre très longtemps avant qu'une querelle sérieuse envenime les rapports entre Octave Uzanne et Launette. En effet, en mars 1890, alors qu'Octave Uzanne a lancé sa revue Le Livre Moderne, l'éditeur Launette récrimine contre lui. Il donne même sa démission des Bibliophiles contemporains fondés à l'automne 1889.

Voir également notre article : Octave Uzanne, Président des Bibliophiles contemporains, H. Launette, G. Boudet et A. Ferroud, éditeurs-libraires : la querelle ! (mars 1890).  

(1) Cette lettre se trouve placée en tête du Roman Comique de Scarron publié par H. Launette le 20 mai 1888 (achevé d'imprimer). Exemplaire de la bibliothèque d'Octave Uzanne relié par Charles Meunier. 1 des 5 exemplaires sur papier de Chine non mis dans le commerce.

Bertrand Hugonnard-Roche

vendredi 6 janvier 2017

William Morris et L'art du Livre par Octave Uzanne (1896-1897). Article autographe pour la Revue Biblio-Iconographique. Reproduction de cet article.




UZANNE, Octave [MORRIS, William]

WILLIAM MORRIS ET L'ART DU LIVRE.

S.d. [1896-1897]

Manuscrit autographe signé de 3 feuillets 27,5 x 21,5 cm repliés et reliés contre-collés dans un cartonnage bradel plein papier de l'époque 28,5 x 22,5 cm. Environ 112 lignes longues, écriture dense. Quelques corrections. Très bon état de l'ensemble. Article complet. Une carte-photo d'Octave Uzanne a été contrecollée sur une garde (Octave Uzanne littérateur, photo Gerschel, vers 1900).

Cet article a été publié, avec quelques variantes dans la Revue Biblio-Iconogaphique pour l'année 1897 (I, 295), sous le titre : William Morris et l'art du Livre en Angleterre. Voici cet article en intégralité.










William Morris, né le 24 mars 1834 à Walthamstow, Essex (aujourd'hui dans le borough londonien de Waltham Forest) et mort le 3 octobre 1896 à Hammersmith, Londres, est un fabricant designer textile, imprimeur, écrivain, poète, conférencier, peintre, dessinateur et architecte britannique, célèbre à la fois pour ses œuvres littéraires, son engagement politique, son travail d'édition et ses créations dans les arts décoratifs, en tant que membre de la Confrérie préraphaélite, qui furent une des sources qui initièrent le mouvement Arts & Crafts qui eut dans ce domaine une des influences les plus importantes en Grande-Bretagne au XXe siècle. Tout le long de sa vie, William Morris écrivit et publia de la poésie, des romans et traduisit d'anciens textes du Moyen Âge et de l'Antiquité. Son travail littéraire le plus connu en français est l'utopie News from Nowhere (Nouvelles de nulle part) écrit en 1890. En contribuant à la fondation de la Socialist League en 1884, il joua un rôle clé dans l'émergence du courant socialiste britannique, bien qu'il ait renié ce mouvement à la fin de la même décennie. Il consacra la fin de sa vie aux travaux de l'imprimerie et maison d’édition Kelmscott Press qu'il avait fondée en 1891. L'édition Kelmscott de 1896 des œuvres de Geoffrey Chaucer est aujourd'hui considérée comme un chef-d'œuvre de conception éditoriale. En devenant éditeur et imprimeur, William Morris applique sa même exigence dans la réalisation des 66 livres imprimés par sa Kelmscott Press, et la création de nouveaux caractères d’imprimerie. Recherchant un caractère lisible et élégant, et qui lui permette de se distinguer de la production éditoriale de l'époque, il devient, à près de soixante ans, créateur de caractères. Mais il fréquente depuis sa jeunesse les bibliothèques et les manuscrits médiévaux, il a pratiqué la calligraphie, recopiant incessamment textes et enluminures, et les recueils de sa main qui ont été conservés étonnent toujours. Il étudie les créations du typographe Nicolas Jenson, dessine lui-même des caractères et s'inspirant finalement d'un proche de Jenson, Jacques Le Rouge, pour créer le Golden Type (1891), primitivement destiné à une édition de la Légende dorée. Puis, désireux de se rapprocher de modèles plus anciens, et mû par son goût pour le médiéval, il crée une gothique arrondie, le Troy Type. Ce caractère se révélant trop massif pour son projet d'éditer les œuvres de Chaucer, il en dessine une version réduite, le Chaucer Type. Il cherche encore à travailler une nouvelle police, là encore d'après les prototypographes venus d'Allemagne en Italie, mais il n'arrive pas à l'achever. Ses travaux, repris par l'Ashendene Press, donneront le caractère Subiaco (1902). Ce n'est qu'après de nombreuses années que Morris apparaît clairement comme l'initiateur des mouvements Arts and Crafts – arts décoratifs et artisanat d'art – en Grande-Bretagne et outre-Manche. Aux États-Unis, en 1883, Morris expose des tapisseries à la Foreign Fair de Boston. La Morris & Company travaillait déjà depuis une dizaine d’années à Boston dans la fourniture de papiers peints, lesquels furent développés par l'Anglais Charles Voysey avant qu'il ne devienne un architecte de renom. En France et en Belgique, Morris inspire notamment la mouvance Art nouveau. On peut souligner au passage l'anti-sexisme de celui qui promouvait le travail des artisans hommes ou femmes avec un même enthousiasme. (Source : Wikipédia).

"Ruskin et William Morris avec tout leur puissant génie n'ont pu échapper à la hantise du gothique, mais nous devons, nous français, tout en admirant l'effort superbe et le bel élan de ces remarquables professeurs d'art, faire notre évolution de Craftsmen dans le sens des traditions de notre race et de notre génie infiniment plus roman et Renaissant que celui d'outre manche."(Octave Uzanne, fin de l'article William Morris)

Manuscrit cité : Provenance : Ex libris de l'époque (vers 1897) non identifié. Ancienne collection Bertrand Hugonnard-Roche, avec monogramme daté à la plume.

jeudi 29 décembre 2016

Octave Uzanne à propos de la nouvelle vente Ambroise Firmin-Didot (troisième partie, 1881).


« Et maintenant, ô bibliophiles, macti nummis estote ! Les enchères sont ouvertes, le combat commence, Il s’agit de forcer la victoire qui, en cette occasion comme en tant d’autres, cèdera aux plus gros bataillons, c’est-à-dire aux plus gros sacs d’écus. »

Octave Uzanne sous le pseudonyme de Spectator
dans Le Livre, Bibliographie rétrospective, p. 169


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